Nella valle del Vajont sulle tracce di Mauro Corona…

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Vista sul lago di Misurina

Ore 6. La sveglia ci butta giù dal letto dopo sole tre ore di “sonno” (diciamo che le valigie non sono state preparate con largo anticipo…). Dopo aver caricato la macchina abbiamo mantenuto la tradizione: colazione in pasticceria con bombolone e succo di frutta, energie necessarie per affrontare la prima parte del viaggio verso la nostra settimana di vacanza. Destinazione impostata nel navigatore: Longarone, nella valle del Vajont.

Diga del Vajont

Il traffico praticamente inesistente ci permette di arrivare intorno alle 10 alla diga del Vajont, teatro del disastro avvenuto il 9 ottobre 1963. Una delle prime cose che colpisce è la staccionata che costeggia il marciapiede che porta al parcheggio, alla quale sono appese delle bandierine colorate. Queste ricordano, una per una, le 1910 vittime dell’inondazione conseguente alla frana del monte Toc. Una volta scesi dalla macchina, si percepisce un silenzio irreale, amplificato dall’imponenza della diga.

bandierine attaccate alla staccionata sulla diga del Vajont
Vajont, bandierine per non dimenticare

A lato della strada c’è la nuova chiesa, costruita perché quella precedente sarebbe stata sommersa dall’acqua dell’invaso in costruzione. Da qui parte un sentiero che in pochi minuti porta alla base della diga.

Vederla da sotto, alzando lo sguardo e potendola toccare, è ancora più impressionante.

Questa visita lascia un mix di emozioni difficile da descrivere. Probabilmente la visione del
monologo teatrale del 1993 “Il racconto del Vajont” di Marco Paolini ci ha aiutato ad avvicinarci a questo luogo col giusto stato d’animo.

Erto e Casso

Il viaggio on the road prosegue alla volta di Erto e Casso. Appena arrivati in paese abbiamo cercato la bottega di Mauro Corona, nella speranza che fosse al lavoro per poterci scambiare due chiacchiere. Purtroppo non siamo stati fortunati, e abbiamo fatto alcune foto al laboratorio e in giro per Erto, godendoci il panorama sulla vallata. Ma dato che ormai la fame iniziava a farsi sentire, abbiamo aperto le danze col primo pasto della nostra vacanza (si capisce che il cibo è una delle nostre passioni?).

Fidandoci dell’istinto, ci siamo seduti nel ristorante vicino alla bottega, la trattoria Julia. La cucina proponeva piatti locali, e quello che abbiamo scelto era tutto buonissimo: due primi (pasta all’uovo con ragù di cervo, gnocchetti verdi con petuccia), un tagliere di formaggi tipici accompagnati da composta di cipolle, e due dolci (cheesecake e strudel). Inoltre ci è stata offerta della grappa artigianale, anche questa molto gradita, sebbene non siamo affatto due bevitori di grappa (preferiamo sperimentare con le birre).

Cheesecake ai frutti di bosco e panna montata
Scatto rubato appena prima di mangiarla (non è stato facile resistere abbastanza per fare la foto…)

Longarone

Scendendo di nuovo verso Longarone abbiamo scoperto, grazie a un cartello stradale, che è nota come “la città del gelato”, e dopo uno sguardo d’intesa, abbiamo cercato un parcheggio vicino al centro. Tripadvisor ci ha consigliato la gelateria Perin, e la qualità del gelato non ha deluso le aspettative. Il menu offriva una grande varietà di gusti e coppe, ma purtroppo abbiamo dovuto fare una difficile scelta, e “limitarci” a provare due gelati (e sei gusti). Due passi veloci nel centro di Longarone, con qualche foto fatta alla diga e al panorama, un ultimo saluto alla valle del Vajont, e ci siamo rimessi in viaggio, perché la destinazione era ancora lontana.

Statua commemorativa del disastro del Vajont a Longarone
Monumento a Longarone, in memoria delle vittime del disastro della diga del Vajont (che si intravede sullo sfondo)

Cadore

Il tragitto all’andata prevedeva di passare per il Cadore, e ovviamente abbiamo fatto mille soste fotografiche. Il paese che ci ha colpito di più è stato Auronzo, con il suo pittoresco lago artificiale. Purtroppo anche nella costruzione di questa opera hanno perso la vita diverse persone, come ricorda una lapide posta sulla diga.

Come immaginerete, le tappe non sono finite qui… prima di arrivare a Santa Maria siamo passati da Misurina, e non potevamo non fermarci a fare qualche foto al lago e alle montagne che lo circondano, pregustando già un assaggio delle Tre Cime di Lavaredo, che avremmo visto da vicino uno o due giorni dopo.

Vista sul lago di Misurina
La magia del lago di Misurina

Aufkirchen

Il nostro viaggio di andata termina con l’arrivo al nostro hotel, il Kirchenwirt.

Curiosi di sapere come sono proseguite le nostre vacanze? Vi aspettiamo al prossimo post!

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